Il repubblicano John Moolenaar chiede al Pentagono nuove restrizioni. Nel mirino anche Tsinghua e 62 laboratori tecnologici.
Cinquantotto università cinesi e 62 laboratori tecnologici rischiano di entrare nella lista americana delle istituzioni soggette a restrizioni sui finanziamenti alla ricerca. La richiesta arriva dal deputato repubblicano John Moolenaar, presidente della commissione della Camera statunitense che si occupa della competizione strategica con Pechino.
Tra gli atenei interessati compare anche Tsinghua, una delle università più conosciute della Cina. Al centro della vicenda ci sono le collaborazioni scientifiche in settori considerati sensibili per la sicurezza nazionale americana.
Il Pentagono chiamato a estendere le restrizioni
Moolenaar ha chiesto al Dipartimento della Difesa di ampliare l’elenco delle istituzioni cinesi sottoposte a limitazioni.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Reuters, il provvedimento potrebbe coinvolgere università e laboratori impegnati in attività scientifiche di rilievo tecnologico.
La richiesta non costituisce ancora una decisione definitiva del Pentagono. L’eventuale inserimento nell’elenco avrebbe conseguenze sull’accesso ai finanziamenti federali americani.
Semiconduttori e intelligenza artificiale sotto osservazione
I settori maggiormente interessati sono semiconduttori, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche.
Washington teme che alcune collaborazioni accademiche possano favorire il trasferimento di conoscenze utilizzabili anche in ambito militare.
Il problema riguarda un comparto nel quale ricerca universitaria e imprese lavorano spesso insieme. Anche in Italia, come mostra l’esperienza del polo tecnologico della Federico II, il rapporto tra laboratori accademici e aziende è diventato parte delle attività di innovazione.
Tsinghua e i rapporti con le imprese americane
La presenza di Tsinghua tra gli istituti indicati attira particolare attenzione.
L’università cinese mantiene relazioni con importanti aziende tecnologiche statunitensi. Tra i dirigenti coinvolti nelle attività consultive della sua business school figurano rappresentanti di Nvidia, Apple e AMD.
Le eventuali restrizioni potrebbero complicare alcuni rapporti scientifici, anche se non equivalgono a un divieto generale di collaborazione con la Cina.
Le conseguenze possibili per gli atenei italiani
Le università italiane non sono direttamente destinatarie della richiesta americana. Le ricadute potrebbero emergere nei progetti internazionali che coinvolgono contemporaneamente istituzioni statunitensi e cinesi.
Per i ricercatori diventerebbe più delicata la gestione di finanziamenti, accordi e collaborazioni nei settori tecnologici interessati.
La questione riporta al centro anche il finanziamento pubblico della ricerca. Un problema già affrontato da Stylo24 raccontando le proteste dei ricercatori del Cnr a Napoli contro i tagli.
L’eventuale decisione del Pentagono chiarirà l’effettiva portata delle nuove restrizioni.
