La capsula Dragon raggiunge la Stazione spaziale con Scampi, un esperimento progettato da 51 studenti per studiare la vita senza gravità.
Un acquario con gamberetti, alghe e microrganismi è arrivato sulla Stazione spaziale internazionale. Viaggia a bordo della capsula Dragon e porta il nome di Scampi. Dietro il progetto ci sono 51 studenti di università europee e americane, coordinati dal Politecnico di Torino e dall’École Polytechnique francese.
L’obiettivo è capire come sopravvive e si modifica un piccolo ecosistema quando viene sottratto alla gravità terrestre.
Un mondo in miniatura dentro la capsula
Scampi racchiude diversi organismi viventi in un ambiente acquatico sigillato. L’esperimento, sviluppato nell’ambito dell’ESA Academy, è stato preparato per il viaggio verso la Stazione spaziale internazionale.
L’acquario dovrà essere installato nella struttura ICE Cubes, all’interno del modulo europeo Columbus. Qui sarà possibile osservare come cambiano gli equilibri biologici in assenza di gravità.
Cinquantuno studenti dietro una missione vera
A costruire il sistema sono stati ragazzi impegnati in corsi di laurea, magistrali e dottorati. Il gruppo internazionale Scampi riunisce competenze di biologia, ecologia, ingegneria e discipline spaziali.
I partecipanti hanno seguito progettazione, prove tecniche e verifiche necessarie al volo. Per gli universitari, dunque, l’attività formativa si è trasformata in una sperimentazione scientifica destinata a produrre dati utilizzabili.
La gravità cambia anche i rapporti tra organismi
Finora molti esperimenti spaziali hanno studiato singole specie. Scampi guarda invece all’intero ecosistema e alle relazioni tra gli esseri viventi che lo compongono.
La ricerca italiana ha già affrontato altri aspetti della biologia nello spazio, come dimostra l’esperimento ReADI dedicato allo studio dell’osteoporosi. Scampi affronta una questione differente: verificare come funzionano insieme più organismi all’interno dello stesso ambiente.
Il Politecnico guida la parte ingegneristica
Il contributo del Politecnico di Torino riguarda soprattutto la progettazione tecnica dell’apparato. L’istituto piemontese lavora con partner stranieri, mentre la missione è sostenuta dall’Agenzia spaziale europea.
Anche altri atenei italiani sono impegnati in questo settore. A Napoli, per esempio, l’intesa tra Marscenter e Federico II ha previsto attività scientifiche dedicate alla microgravità e alla sperimentazione biologica.
I campioni torneranno nei laboratori
Il lavoro proseguirà dopo la permanenza in orbita. I ricercatori analizzeranno i campioni rientrati sulla Terra e li confronteranno con quelli mantenuti in condizioni normali.
I risultati potranno contribuire alla progettazione di sistemi biologici chiusi capaci, in prospettiva, di sostenere gli astronauti durante missioni lunghe, comprese quelle dirette verso la Luna e Marte.
