La pressione alta attacca il cervello: premiato il ricercatore italiano

giuseppe lembo

Giuseppe Lembo, docente della Sapienza e direttore al Neuromed, riceve negli Stati Uniti un riconoscimento per gli studi sull’ipertensione.

La pressione alta può danneggiare il cervello e favorire la comparsa della demenza. È il risultato degli studi che hanno portato Giuseppe Lembo, professore della Sapienza di Roma e direttore del Dipartimento di Angio-Cardio-Neurologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, a ricevere uno dei principali riconoscimenti internazionali nella ricerca cardiovascolare.

Il premio americano al professore della Sapienza

Lembo ha conquistato l’Excellence Award for Hypertension Research, attribuito dal Council on Hypertension dell’American Heart Association. Il riconoscimento celebra i ricercatori che hanno contribuito a migliorare la conoscenza dell’ipertensione e delle sue conseguenze sull’organismo.

La stessa American Heart Association ha dedicato al professore italiano una presentazione ufficiale, illustrandone il percorso scientifico.

Quando l’ipertensione danneggia la memoria

Al centro delle ricerche ci sono i meccanismi molecolari, vascolari e immunitari attraverso i quali l’aumento della pressione arteriosa può compromettere le funzioni cerebrali.

L’ipertensione, già conosciuta come uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare, viene studiata anche per il suo coinvolgimento nel declino cognitivo.

Attraverso analisi cellulari, tecnologie molecolari e strumenti di imaging, il gruppo di Lembo ha approfondito il collegamento tra alterazioni della circolazione, danni al sistema nervoso e insorgenza di forme di demenza.

La ricerca partita dai laboratori italiani

Il professore dirige al Neuromed un’attività scientifica che studia il rapporto tra sistema cardiovascolare, nervoso e immunitario. Un lavoro sviluppato attraverso collaborazioni internazionali e oltre trecento pubblicazioni scientifiche.

«Comprendere i meccanismi molecolari attraverso cui l’ipertensione danneggia il cervello significa aprire nuove prospettive terapeutiche», ha spiegato Lembo commentando il riconoscimento.

La ricerca punta dunque a individuare come interrompere i processi che provocano il deterioramento dei tessuti.

I rischi che cominciano dalle arterie

La questione interessa milioni di persone. L’Istituto superiore di sanità dedica all’ipertensione indicazioni specifiche sulla prevenzione e sul controllo dei valori pressori.

Anche altre condizioni possono aggravare la fragilità cardiovascolare: tra queste, gli effetti del caldo estremo sui pazienti più vulnerabili, già al centro delle cronache sanitarie.

Le nuove prospettive contro la demenza

La sfida dei ricercatori è trasformare le conoscenze biologiche in strumenti terapeutici capaci di proteggere contemporaneamente cuore e cervello.

Il premio ricevuto da Lembo valorizza proprio questa prospettiva: comprendere i danni prodotti dall’ipertensione prima che diventino irreversibili, con l’obiettivo di preservare le capacità cognitive e migliorare la qualità della vita dei pazienti.