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Donne e lavoro: studiano meglio ma lo stipendio resta un miraggio

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Voti più alti e carriere lampo per le ragazze, eppure il gender gap salariale mangia fino a 366 euro al mese.

In Italia esiste un paradosso che non accenna a sparire: le donne studiano più dei colleghi uomini, finiscono prima gli esami, ma quando si tratta di passare alla cassa la realtà è amara. Lo rivela uno studio dell’Università di Udine, coordinato dal professore Marco Sartor, che mette a nudo quanto il mercato occupazionale sia ancora ingiusto. Nonostante un percorso accademico spesso brillante, la notizia è che per una laureata e sottopagata la disparità salariale cresce invece di diminuire. I dati sono stati analizzati durante un summit in Confindustria e confermano una tendenza nazionale che vede le donne costantemente un passo indietro nello stipendio.

I numeri del successo universitario al femminile

Guardando i dati del 2024, le donne rappresentano il 58% dei laureati magistrali nel Paese. A Udine il rapporto è quasi alla pari, ma il vero distacco si vede nei voti. La media delle studentesse è di 107,8 contro il 106,6 degli uomini. Non è solo questione di “quanto” si studia, ma anche di “come”: le ragazze sono più regolari e precise nel terminare il percorso. Tuttavia, una volta appesa la corona d’alloro al chiodo, iniziano i problemi. A un solo anno dal titolo, le laureate guadagnano già 228 euro in meno della controparte maschile.

Il tempo peggiora le cose invece di aggiustarle

Si potrebbe pensare che con l’esperienza il gap si riduca, ma la ricerca dice l’esatto opposto. Dopo cinque anni dalla fine degli studi, la forbice economica si allarga in modo spaventoso. Marco Sartor è stato netto su questo punto: “Il tempo non è un fattore di riequilibrio, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze”. In pratica, più passano gli anni, più la distanza aumenta. Se nei settori umanistici la differenza è minima, circa 49 euro, è nei campi tecnico-scientifici che arriva la mazzata: qui il divario tocca i 366 euro ogni mese.

Disoccupazione e barriere invisibili all’ingresso

Anche trovare un impiego è una sfida più dura per il genere femminile. A dodici mesi dalla laurea, il tasso di disoccupazione per le donne è al 12,6%, contro l’8,1% degli uomini. La situazione migliora leggermente dopo cinque anni, ma resta comunque un divario netto (5% contro 3,1%). È evidente che la preparazione accademica non basta a scardinare pregiudizi o dinamiche aziendali che penalizzano il talento femminile. Finché non cambierà il sistema, la laureata e sottopagata la disparità salariale cresce come una tassa ingiusta sul merito.