Ambasciata italiana e Università di Tokyo rafforzano la cooperazione scientifica. Gli scavi della possibile villa di Augusto diventano un punto di riferimento.
L’Italia e il Giappone rafforzano la collaborazione scientifica partendo anche da un sito archeologico alle falde del Vesuvio. L’ambasciata italiana a Tokyo e la principale università giapponese hanno firmato un accordo per sviluppare progetti comuni, favorire gli scambi accademici e sostenere nuove attività di ricerca.
Al centro dell’iniziativa compare Somma Vesuviana, dove gli archeologi giapponesi lavorano da oltre vent’anni sulle tracce della possibile villa dell’imperatore Augusto.
L’accordo tra ambasciata e Università di Tokyo
La lettera d’intenti è stata sottoscritta dall’ambasciatore Mario Vattani e dal presidente dell’Università di Tokyo, Teruo Fujii, alla presenza del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
Secondo la ricostruzione dell’accordo pubblicata dall’Ansa, l’iniziativa si inserisce nelle celebrazioni per i 160 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
Ricercatori e studenti potranno lavorare insieme
L’intesa punta ad ampliare gli scambi di studenti, docenti e ricercatori e a sviluppare programmi scientifici condivisi.
La collaborazione riguarderà le attività culturali e universitarie italiane in Giappone, ma offrirà anche nuove opportunità agli studiosi nipponici impegnati in progetti sul territorio italiano.
Tra le esperienze da valorizzare figura proprio quella avviata nell’area vesuviana.
Il mistero della villa di Augusto
A Somma Vesuviana gli archeologi giapponesi studiano i resti di un complesso monumentale romano che potrebbe corrispondere alla villa nella quale Augusto trascorse gli ultimi giorni della propria vita.
Il progetto archeologico dell’Università di Tokyo coinvolge specialisti impegnati nella ricostruzione degli ambienti, delle trasformazioni sociali e delle conseguenze delle eruzioni vulcaniche.
Le campagne di scavo hanno restituito strutture e reperti di epoca romana. Il sito resta al centro di un programma scientifico internazionale che richiede continuità nella ricerca e nelle risorse economiche.
Il contributo dell’archeologo Antonio De Simone
La storia degli scavi è legata anche al lavoro di Antonio De Simone, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa e studioso del patrimonio archeologico vesuviano.
De Simone aveva partecipato alle campagne di ricerca nella Villa Augustea in collaborazione con l’ateneo giapponese.
Un’esperienza che Stylo24 ha ricordato raccontando la scomparsa dell’archeologo napoletano, protagonista per decenni degli studi sulle testimonianze della civiltà romana.
Dai manga alla divulgazione archeologica
All’incontro di Tokyo ha partecipato anche Mari Yamazaki, autrice dei manga Thermae Romae e Plinius, dedicati al mondo romano.
La disegnatrice contribuirà alle iniziative di divulgazione e raccolta fondi destinate a sostenere il progetto.
Un rapporto tra ricerca e comunicazione che aveva caratterizzato anche l’attività di De Simone, collaboratore di Alberto Angela, al quale il Suor Orsola aveva conferito una laurea honoris causa in archeologia.
L’ambasciata italiana intende ora utilizzare anche appuntamenti culturali dedicati all’antica Roma per far conoscere gli scavi di Somma Vesuviana al pubblico giapponese.
