Volta B1 arriva sul lago con oltre 4.400 qubit. Università e imprese aspettano di poter utilizzare il nuovo sistema di calcolo.
Como ha inaugurato il suo primo computer quantistico basato sulla tecnologia annealing. Si chiama Volta B1, conta oltre 4.400 qubit ed è arrivato a Villa Saporiti. La cerimonia ha acceso i riflettori sull’investimento, ma il passaggio decisivo deve ancora arrivare: completare l’installazione e mettere la macchina a disposizione di ricercatori, università e imprese.
Un computer che affronta problemi diversi
Volta B1 è un sistema Advantage2 sviluppato da D-Wave. Utilizza il quantum annealing, una tecnologia pensata per affrontare particolari problemi di ottimizzazione e simulazione. Non sostituirà i computer tradizionali: servirà a studiare questioni per le quali individuare una soluzione richiede calcoli complessi.
Tra i possibili campi di applicazione figurano la ricerca sui materiali, l’intelligenza artificiale e l’organizzazione dei processi industriali.
Dieci milioni per portarlo in Italia
Dietro l’operazione c’è Swiss Quantum Technology, che ha finanziato l’arrivo della macchina attraverso un accordo da dieci milioni di euro con D-Wave.
L’intesa assegna alla società metà della capacità di calcolo per cinque anni e prevede un’opzione per acquistare l’intero sistema. Il progetto rientra nelle attività di Q-Alliance, impegnata a sviluppare competenze e applicazioni quantistiche.
La differenza con i supercomputer tradizionali
L’arrivo di Volta B1 allarga il panorama delle infrastrutture scientifiche italiane. A Portici, per esempio, l’Enea ha già messo in funzione Cresco7, il supercomputer destinato alla ricerca, utilizzabile anche da università e imprese tecnologiche.
Le due macchine seguono strade differenti. Cresco7 sfrutta il calcolo classico ad alte prestazioni; il sistema di Como impiega una tecnologia quantistica specializzata. La scelta dipenderà dal tipo di problema da risolvere.
Il collegamento tra ricerca e industria
Per gli atenei, la disponibilità di Volta B1 potrebbe aprire nuove possibilità di sperimentazione. L’accesso è previsto anche attraverso il cloud, senza la necessità di possedere fisicamente il computer.
La prospettiva riguarda pure gli ecosistemi dell’innovazione, come il polo tecnologico della Federico II a San Giovanni a Teduccio, dove formazione, ricerca e attività imprenditoriale condividono gli stessi spazi.
La partita comincia dopo l’inaugurazione
L’obiettivo dichiarato è trasformare la potenza di calcolo in applicazioni utilizzabili. Per riuscirci serviranno ricercatori preparati, progetti e collegamenti con le aziende.
La macchina è arrivata, l’investimento è stato annunciato e la tecnologia esiste già. Il prossimo risultato da verificare sarà l’impiego effettivo di Volta B1 nei laboratori e nelle attività produttive italiane.
