Trump chiude 18 indagini alla UNC: nuove regole nei campus

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Accordo tra Washington e l’Università della Carolina del Nord. Nessuna multa, ma cambiano controlli, formazione e gestione delle proteste.

Diciotto indagini federali chiuse senza sanzioni economiche. È il risultato dell’accordo raggiunto tra l’amministrazione di Donald Trump e l’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill. Le verifiche riguardavano presunte discriminazioni razziali e antisemitismo. L’ateneo non ha ammesso responsabilità, ma ha accettato nuove regole sulle attività universitarie e sulla gestione delle segnalazioni.

L’accordo che chiude le indagini

La documentazione firmata dall’Università della Carolina del Nord e dal governo federale stabilisce gli impegni che consentono di chiudere le procedure.

La UNC non dovrà versare alcuna somma al governo e conserverà l’idoneità a ricevere finanziamenti federali. In cambio dovrà rafforzare le strutture incaricate di prevenire e affrontare le discriminazioni.

Corsi obbligatori contro l’antisemitismo

Una delle misure riguarda la formazione di studenti, docenti e personale amministrativo.

Il programma prevede corsi obbligatori sull’antisemitismo e nuovi incarichi per coordinare il rispetto delle norme antidiscriminatorie.

Secondo il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, l’università dovrà inviare ogni trimestre alle autorità federali le segnalazioni ricevute su antisemitismo e discriminazioni razziali.

Proteste, vietato nascondere il volto

Le nuove disposizioni intervengono anche sulle manifestazioni universitarie.

L’accordo vieta l’uso di coperture del viso destinate a impedire l’identificazione dei partecipanti, prevedendo eccezioni per esigenze giustificate, comprese quelle religiose e sanitarie.

Il provvedimento arriva dopo le tensioni che hanno attraversato diversi campus americani per le proteste sulla guerra a Gaza. Mobilitazioni analoghe hanno coinvolto anche gli studenti italiani, come raccontato da Stylo24 durante le occupazioni per Gaza negli istituti e nelle università di Napoli.

Il confronto sulla libertà di protesta

L’intesa prevede provvedimenti disciplinari nei confronti dei gruppi studenteschi responsabili di condotte discriminatorie antisemite.

Negli Stati Uniti le iniziative federali contro gli atenei hanno alimentato critiche e preoccupazioni sulla libertà di espressione e sull’autonomia accademica.

Anche in Italia le occupazioni aprono discussioni sui rapporti tra studenti e amministrazioni universitarie. A Napoli, per esempio, una precedente protesta all’Orientale si era conclusa dopo un incontro con il rettore sulle richieste di spazi e appelli d’esame.

Cambiano le regole sulle ammissioni

L’accordo impone all’università di mantenere criteri di ammissione e assegnazione dei benefici che non utilizzino la razza, neppure attraverso indicatori indiretti.

Rimane possibile considerare le difficoltà personali e familiari affrontate dai candidati, purché i criteri siano applicati senza discriminazioni.

La UNC conserva così l’accesso ai finanziamenti federali per le attività universitarie e di ricerca, mentre assume nuovi obblighi di controllo e rendicontazione nei confronti di Washington.