Padova, il caldo non molla di notte: oltre 80 notti tropicali

caldo padova

Lo studio dell’università fotografa una città dove cemento e temperature elevate mettono a rischio soprattutto i quartieri più popolosi.

A Padova il caldo non dà tregua neppure dopo il tramonto. In più della metà del territorio comunale si registrano oltre 60 notti tropicali all’anno. Nel centro storico, nella parte meridionale dell’Arcella e nella zona industriale si superano persino le 80. A misurare il fenomeno è l’Università di Padova, con una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Urban Climate.

Il cemento trattiene il calore

Il problema comincia dall’asfalto. Oltre il 50% della superficie comunale è impermeabilizzato e Padova occupa il quinto posto tra le città italiane con più di 100mila abitanti per consumo di suolo.

Nelle aree maggiormente edificate si contano circa 82 notti tropicali all’anno, contro le 34-46 delle zone verdi o vicine ai corsi d’acqua. Un fenomeno simile è stato documentato anche a Napoli, dove le temperature dell’asfalto hanno raggiunto 48 gradi tra la Stazione Centrale e Afragola.

Di notte quattro gradi di differenza

Nel centro storico e nell’area industriale le temperature minime estive superano mediamente i 22-23 gradi. Nelle campagne circostanti scendono a 19-20.

Per ricostruire queste differenze, i ricercatori hanno utilizzato il modello UrbClim, ottenendo mappe con una risoluzione di 100 metri. Come spiega l’Università di Padova nella presentazione dello studio, le rilevazioni riguardano la temperatura dell’aria a due metri dal suolo, più vicina alle condizioni realmente vissute dai cittadini.

Arcella e San Bellino tra le zone più esposte

Il caldo, però, non colpisce tutti allo stesso modo. L’indice elaborato dall’ateneo combina temperature, densità abitativa e vulnerabilità sociale.

Secondo Salvatore Pappalardo, del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale, Arcella e San Bellino meritano particolare attenzione per la presenza di residenti vulnerabili e la scarsità di verde. La Fiera e la zona industriale presentano invece un’elevata pericolosità termica.

Alberi, parchi e luoghi dove trovare refrigerio

Le misure suggerite dagli studiosi comprendono la rimozione delle pavimentazioni impermeabili, nuove alberature, superfici riflettenti e collegamenti tra parchi e corsi d’acqua.

Nei quartieri più fragili servono anche assistenza sanitaria e spazi pubblici raffrescati. È la strada già sperimentata a Napoli attraverso una mappa di 58 rifugi climatici, tra biblioteche, parchi e altri luoghi accessibili.

Il rischio di quartieri più verdi ma più cari

C’è infine una questione sociale. Massimo De Marchi, coordinatore della ricerca, avverte che la riqualificazione ambientale può far salire i valori immobiliari e allontanare i residenti meno abbienti.

Il lavoro scientifico pubblicato su Urban Climate offre quindi alle amministrazioni uno strumento per scegliere dove intervenire, tenendo insieme protezione dal caldo e tutela degli abitanti.