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Assoluzione definitiva: l’urologo Marco Carini esce dal processo

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Niente corruzione o concorsi truccati: la Corte d’appello di Milano mette la parola fine a un calvario giudiziario lungo anni.

La parola fine arriva direttamente dalle aule del tribunale lombardo, restituendo onore a una carriera d’eccellenza. La Corte d’appello di Milano ha confermato l’assoluzione per il professor Marco Carini, il chirurgo fiorentino finito nel mirino della procura per presunti scambi di favori accademici. Le accuse pesanti di corruzione e turbativa d’asta, legate a due concorsi del 2021 per gli ospedali San Paolo e San Donato, sono state letteralmente polverizzate dal verdetto dei giudici di secondo grado.

Una vicenda nata sotto il cielo di Firenze

Tutto era iniziato con un polverone sollevato nel capoluogo toscano, all’interno della maxi-inchiesta ribattezzata “Concorsopoli”. Gli inquirenti sospettavano che il sistema universitario fosse una sorta di club privato dove i posti venivano assegnati a tavolino. Eppure, una volta che il fascicolo è traslocato a Milano per competenza, il castello accusatorio ha iniziato a scricchiolare. Marco Carini, che presiedeva la commissione, era stato dipinto come il “regista” di un accordo segreto, ma le prove non hanno retto l’urto del dibattimento.

Il sollievo dei legali dopo la sentenza

I difensori dell’urologo, Sigfrido Fenyes e Lorenzo Zilletti, non hanno nascosto la propria soddisfazione per un risultato che conferma la totale onestà del loro assistito. “Siamo contenti che anche la corte di appello di Milano, dopo il tribunale, abbia compreso esattamente la vicenda, escludendo in modo radicale la sussistenza di qualsivoglia condotta illecita”, hanno dichiarato i legali. Il professore, oggi in pensione, può finalmente chiudere questo capitolo amaro e lasciarsi alle spalle anni di fango mediatico.

Giustizia fatta per l’ex primario

In un sistema dove il sospetto corre spesso più veloce della verità, questa decisione ribadisce che i concorsi non erano pilotati. Le procedure si sono svolte con regolarità, premiando il merito e non le appartenenze politiche o personali. Dopo due gradi di giudizio identici, è chiaro che non c’è stato alcun patto spartitorio. Con questo atto, la Corte d’appello di Milano ha confermato l’assoluzione, scrivendo il capitolo finale di una storia che non avrebbe mai dovuto oscurare il valore di un medico stimato.