I campi magnetici di M87* si ribaltano: la scoperta dell’Event Horizon Telescope
Lo studio internazionale guidato dal MIT e con le Università italiane rivela l’inversione dei campi magnetici attorno al buco nero M87*.
L’Event Horizon Telescope (EHT), la rete internazionale di radiotelescopi che nel 2019 ha regalato al mondo la prima storica immagine di un buco nero, ha compiuto una nuova osservazione sorprendente su M87*. I dati hanno mostrato un fenomeno inatteso: i campi magnetici che circondano il buco nero si sono ribaltati. Se nelle immagini del 2017 essi apparivano avvolti in una direzione, nelle osservazioni del 2021 risultano orientati nel verso opposto.
Uno studio internazionale con la partecipazione di università italiane
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics e coordinata dal Massachusetts Institute of Technology (MIT). Hanno contribuito anche diversi enti italiani: l’Istituto Nazionale di Astrofisica (sedi di Cagliari e Bologna), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Napoli e Cagliari e le Università Federico II di Napoli, di Cagliari e di Trieste. I risultati evidenziano un ambiente estremamente turbolento e in costante mutamento, in cui i campi magnetici regolano sia il flusso della materia che precipita nel buco nero sia l’energia che viene espulsa verso l’esterno.
Il potenziale dell’Event Horizon Telescope
«Questi risultati mostrano come l’EHT stia evolvendo in un osservatorio scientifico a tutti gli effetti, capace non solo di produrre immagini senza precedenti, ma anche di costruire una comprensione progressiva e coerente della fisica dei buchi neri», ha dichiarato Mariafelicia De Laurentis, project scientist dell’EHT, ricercatrice dell’INFN e docente all’Università Federico II di Napoli. La studiosa, co-autrice della ricerca guidata da Kazunori Akiyama, ha sottolineato: «È una dimostrazione concreta dell’enorme potenziale scientifico di questo strumento».
Dalla prima immagine alla nuova comprensione dei buchi neri
Il buco nero M87*, situato a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra e con una massa superiore di oltre sei miliardi di volte a quella del Sole, era stato immortalato per la prima volta nel 2019. Grazie ai dati raccolti nel 2017, 2018 e 2021, il team internazionale ha compiuto un ulteriore passo avanti nella comprensione dell’evoluzione dei campi magnetici che lo circondano.
Nuove tecnologie per analizzare i dati
«Per raggiungere questi nuovi traguardi è stato anche necessario sviluppare nuovi strumenti di analisi – sottolinea Rocco Lico, ricercatore Inaf e information technology officer di EHT, tra gli autori dello studio – e questo rende il lavoro ancora più entusiasmante». Lo sviluppo di metodologie innovative si rivela fondamentale per interpretare la complessa dinamica che governa l’ambiente estremo attorno a M87*.

